COP26, la conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, è alle porte. L’appuntamento è a Glasgow il prossimo 30 ottobre. La pre-COP, quella del bla-bla-bla di Greta, si è conclusa pochi giorni fa a Milano.
A cavallo tra questi due appuntamenti, la Fondazione per la Sostenibilità Digitale ha presentato la ricerca su come gli italiani percepiscono la relazione tra tecnologia digitale e sostenibilità ambientale. “Con i nostri dati vogliamo aiutare aziende e istituzioni a comprendere come sviluppare policy e strategie finalizzate a cogliere quella che, secondo le Nazioni Unite, è una sfida non più rimandabile”, mi dice il professor Stefano Epifani, presidente della fondazione.

È soddisfatto dei risultati della vostra ricerca sullo smart environment, caro Epifani? Gli italiani come la pensano a proposito di sviluppo sostenibile?
“La ricerca disegna un quadro fatto più di ombre che luci…”

…e non credo che sia per risparmiare energia elettrica…
“Lei fa battute “illuminanti”, caro Palmieri, ma io mi riferisco al fatto che se è vero che per il 74% degli intervistati le sfide del cambiamento climatico sono una priorità, tuttavia ancora un italiano su sei ritiene che tali problemi siano importanti, ma non prioritari”.

Se al 74% si unisce il 76% che considera l’inquinamento un problema importante non mi sembra che siamo poi messi così male…
“Aspetti. Tenga conto che solo per il 46% la sostenibilità ambientale è una priorità rispetto ad economia e società, e solo il 37% è davvero in grado di cogliere le correlazioni tra questi tre fattori e le conseguenze concrete delle posizioni ideologiche sulla sostenibilità.”

Intuisco che lei stia per dire che se si è poco consapevoli non ci possiamo attendere un cambiamento nei comportamenti quotidiani, cioè il luogo in cui ciascuno di noi può fare la differenza…
“Esatto. Proprio su questo si sviluppa nei dettagli la ricerca, che non mostra un reale cambiamento nei comportamenti dei cittadini, soprattutto in relazione al ruolo del digitale.”

Mi faccia qualche esempio…
“Solo il 19,6% degli italiani fa uso regolare di elettrodomestici intelligenti. Le lampadine controllabili tramite assistenti vocali sono adoperate dal 16.4%, gli impianti di riscaldamento e climatizzazione gestibili da remoto dal 12%, i termostati intelligenti dal 15,5%.”.

Stefano Epifani

Ho il sospetto che le applicazioni legate alla domotica abbiano ancora un costo troppo elevato. E per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, come siamo messi?
“Le applicazioni per la gestione dei rifiuti sono usate regolarmente da un italiano su cinque. Le più adoperate sono quelle che forniscono indicazioni ed assistenza per la raccolta differenziata (10.9%) e quelle implementate dai Comuni per la prenotazione del ritiro dei rifiuti ingombranti (10.4%), oltre ai sistemi per la prenotazione dell’accesso alle isole ecologiche (6.6%).” (…)

di Antonio Palmieri

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