Climate change: 4 nuovi acronimi della finanza sostenibile da conoscere

«Vogliamo trasparenza sul cambiamento climatico». Se a metterlo nero su bianco è Larry Fink, il fondatore di BlackRock, il più grande asset manager del mondo con i suoi sette triliardi (7mila miliardi) di asset, allora c’è da drizzare le antenne perché nulla sarà come prima. L’appello e allo stesso tempo l’ultimatum di Fink è rivolto al mondo della finanza, chiamato a dare informazioni dettagliate sull’impatto delle loro attività sul clima. Fink ha citato esplicitamente le linee guida della SASB e il quadro di riferimento TCFT, sdoganando definitivamente questi standard. Pochissimi risparmiatori sanno però di cosa si tratta. Ecco una guida a tutte le nuove parole della finanza sostenibile.

1. ESG (Environmental, Social e Governance)
Iniziamo dall’acronimo più diffuso, ormai considerato la base per valutare la sostenibilità degli investimenti. «Environmental» si riferisce naturalmente all’impatto ambientale dell’attività di una società, «Social» è legato al rispetto dei diritti umani, alle politiche di genere, agli standard lavorativi e ai rapporti con la comunità civile, mentre «Governance» si riferisce alle pratiche di governo societario, dalle procedure di controllo alla composizione del consiglio d’amministrazione, fino alla politica retributiva per i manager. Il vero problema è riuscire a “misurare” i criteri ESG all’interno di ogni azienda, in modo serio, trasparente e soprattutto armonizzato. Per questo è nata la TCFD.

2. TCFD (Task Force on Climate-Related Financial Disclosures)
È stata istituita nel dicembre 2015 per volontà del Financial Stability Board, l’organismo internazionale del G20 che ha il compito di monitorare il sistema finanziario globale. L’obiettivo era cercare di coordinare le informazioni in ordine sparso fornite dalle aziende sull’impatto ambientale delle loro attività. Presieduta da Michael Bloomberg, nel giugno 2017 la TCFD ha diffuso le sue raccomandazioni alle società (in particolare quelle finanziarie) per la trasparenza delle informazioni sul rischio climatico, suddividendole in quattro grandi aree tematiche: governance; strategia; risk management; metriche e obiettivi. Per la prima volta, le raccomandazioni del TCFD hanno cercato di armonizzare una selva molto eterogenea di regimi di trasparenza, come per esempio l’“antico” e severo GRI, che risale al 1997.

(…)

Continua a leggere l’articolo di Enrico Marra su Il Sole 24 Ore

 

Share this Post!

0 Comment

Send a Comment

Your email address will not be published.