Il volontariato non è soltanto buoni sentimenti (che comunque servono).

Il Terzo settore non è solo una stampella dello Stato sociale che non è in grado di rispondere a tutti i bisogni. Questo mondo immenso è un motore dell’economia, è economia esso stesso: per questo merita di essere ripreso l’intervento del direttore di Vita, il giornalista Riccardo Bonacina, ascoltato lunedì scorso sul palco dei Dialoghi di Vita Buona accanto a imprenditori, sociologi ed economisti.

Per avallare la sua tesi, che vogliamo fare nostra, Bonacina è partito dai numeri: più di 300 mila onlus, con un incremento dal 2001 (anno della prima rilevazione lstat) del 28 per cento. 4,7 milioni di persone che fanno volontariato impegnandosi almeno per due mezze giornate alla settimana, cui si aggiungono altri 2 milioni la cui azione non si inquadra in organizzazioni tradizionali.

E ancora 800 mila occupati che mettono il settore no profit al primo posto nella classifica di chi ha creato posti di lavoro e un fatturato di 64 miliardi di euro. La prova che, come dice Marco Morganti ad di Banca Prossima, «il volontariato siamo noi», è che 7 milioni di italiani usufruiscono di servizi vari garantiti dal Terzo settore, che si tratti di assistenza, educazione, cultura, sport e molte altre cose ancora, e che 16 milioni di contribuenti usano il 5 per mille prendendosi la briga di segnare un codice fiscale, oltre alla firma.

I numeri bastano da soli per dare dignità al lavoro svolto da queste persone.
Ma c’è di più: come sostiene Bonacina, «la forza del Terzo settore è di saper creare un tessuto di relazioni buone e di riuscire a generare fiducia, speranza e bene». L’economia di tutto il mondo sta imparando a quantificare anche questi aspetti. Perché la collettività ha bisogno anche di valori e senso.

Elisabetta Soglio

(fonte: Corriere della Sera – Dorso Milano del 21 maggio 2017)
(foto: volontariamo.com)

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