Nel supermercato di Nichelino, Torino, ogni mercoledì per un paio di ore le luci si abbassano, niente audio, annunci al microfono ridotti al minimo. Cosi anche le persone che soffrono di autismo possono andare a fare la spesa, tranquillamente con le loro famiglie.

A Collegno, invece, alcuni dipendenti sono stati formati alla lingua dei segni, portano una spilla per essere riconosciuti, e così possono accompagnare i non udenti durante le compere. Sono solo alcune delle buone pratiche messe in campo da Carrefour Italia,che quest’anno nel nostro Paese ha investito tantissimo nelle politiche sostenibili e sociali, per favorire l’inclusione e il rispetto, con la costituzione anche di una divisione aziendale dedicata esistente ormai da diversi anni

«Sono convinto che saranno le relazioni umane a fare la differenza anche nel campo del business» ci spiega Alfio Fontana, responsabile Corporate Social Resposibility (CSR) di Carrefour Italia. «Oggi una grande azienda che si ritiene leader nel settore in cui opera deve assolutamente diventare esempio positivo e creare cultura anche in quest’ambito. Che non significa più solo fare charity come si pensava fino a qualche anno fa. Perché muovendosi nel modo giusto, con progetti che si innestano profondamente nel territorio e nella comunità, si possono fare grandi salti in avanti anche in tempi molto brevi. Il nostro modo di vedere, le CSR sono un momento di generazione di valore condiviso. Perché, ovvio, da un lato l’azienda ne deve trarre beneficio, quindi farci profitto. Ma deve esserci generazione di valore anche in ambito sociale e ambientale».

Che il consumo sia ormai sempre più etico e responsabile è un dato di fatto, e questo riguarda soprattutto le nuove generazioni. «Vogliamo attirare i giovani come clienti ma anche come talenti, ci piacerebbe attrarli averli nella nostra realtà aziendale. Sappiamo che per molti di loro la sensibilità sulla sostenibilità aziendale è fondamentale, la considerano a ragione un indicatore di un business più durature e di successo. Proprio per questo, per dialogare con la generazione dei millennials, avvieremo il prossimo anno il progetto Thumbs up youth award in collaborazione con l’associazione Thumbs up e l’Università Cattolica del Sacro Cuore».

«Quello che ci preme -aggiunge Fontana- è far capire cosa significa per una realtà come Carrefour fare politiche sociali e sostenibili. Non è più sufficiente una visione a breve termine come quella della beneficenza. Bisogna fare anche empowerment. Studiare a realizzare progetti che portino alla valorizzazione e alla crescita del bene comune».

In quest’ottica per esempio si inserisce anche Act for food, il programma del gruppo Carrefour di azioni concrete per la transizione alimentare verso modelli più sostenibili. «Posso dire che le direzioni in cui si muovono le nostre iniziative di CSR sono sostanzialmente tre: antispreco, tutela della biodiversità, inclusione. Collaboriamo molto con le varie sedi a livello nazionale di Banco Alimentare per raccogliere tutte le eccedenze alimentari. La riduzione dello spreco riguarda ovviamente anche le risorse energetiche o l’utilizzo della minore quantità possibile di imballaggi in plastica. Oggi abbiamo già 40 mezzi full electric che consegnano a domicilio nelle città di Milano, Torino, Roma e Firenze. A gennaio la flotta sarà implementata. Senza dimenticare gli sforzi per la sensibilizzare i nostri dipendenti e anche i nostri clienti a riflettere sulla problematica ambientale».

Tanti i progetti anche in campo biodiversità che coinvolgono filiere, tracciabilità dei prodotti anche con tecnologie innovative come la blockchain e attenzione al benessere animale. Per esempio in Sicilia nei capitolati di produzione degli agrumi Carrefour è stato vietato un fitofarmaco particolare, legale a livello europeo italiano, ma molto dannoso per le api. E poi c’è il tema centralissimo dell’inclusività sociale.

«Siamo partiti con alcuni progetti sperimentali tutti in Piemonte, regione che ha mostrato una particolare sensibilità da questo punto di vista, programmi nati da partnership di qualità tra profit e non profit per permettere all’inclusione che significa proprio l’accesso ai nostri supermercati a determinate categorie di clienti-cittadini nella banalissima attività di fare la spesa. Come quello di Nichelino per i ragazzi con problemi di autismo o di Collegno per i sordomuti. Nell’ipermercato di corso Monte Cucco a Torino abbiamo fatto una cosa analoga per i non vedenti: i nostri collaboratori sono stati addestrati per accompagnare questi clienti all’interno dei punti vendita.

I progetti che abbiamo attivato davvero non si contano: spaziano da quello con Legambiente per pulire le spiagge a quelli con We Word Onlus per la tutela delle donne bambini vittime di episodi di violenza domestica o politica, fino a quelli super locali che nascono anche da un solo ipermercato. Il punto è che vogliamo diventare esempio positivo perché altre realtà trovino il coraggio e la volontà di fare le stesse cose».

di Emanuela Grigliè

(da La Stampa del 27 dicembre 2018)

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