Secondo me

 

 

 

Stavo seguendo con attenzione le varie informazioni che venivano date alla radio, nel periodo scorso. Mi sono imbattuto nelle dichiarazioni di un membro del Governo.

«C’è stato un momento – diceva – in cui avevamo un disperato bisogno di medici che potessero dare una mano nelle zone in cui c’era estremo bisogno. Ce ne servivano almeno 300. Seguendo i canali ufficiali, abbiamo chiesto alle Regioni di fornirci i nomi dei volontari. Ce ne sono arrivati poche decine. Troppo pochi. Allora abbiamo deciso di cambiare l’approccio. Ci siamo rivolti direttamente ai cittadini, chiedendo ai medici chi volesse offrirsi come volontario per andare nei luoghi dove il virus imperversava, ribadendo che ce ne servivano almeno 300. Hanno risposto in più di 7.000! Quando abbiamo avuto bisogno di 500 infermieri ci siamo rivolti in ugual maniera, direttamente, ai cittadini e subito abbiamo avuto a disposizione più di 9.000 nominativi».

A queste parole un brivido ha percorso la mia schiena. Sapete, quelle cose che succedono quando tutte le tue cellule fanno la “ola” perché condividono un concetto, un’emozione.

A parte la bellezza del gesto in sé il mio “sono d’accordo” era legato a un chiodo fisso che mi sta seguendo da quando mi interesso di sostenibilità.

Naturalmente condivido in pieno che le grandi scelte devono essere fatte da chi ha responsabilità specifiche, da chi ha i mezzi, da chi può mettere in campo soluzioni efficaci. Ma quando si vuol arrivare a risolvere un problema, specie se è un grosso problema, è indispensabile la partecipazione di tutti. Ci vuole l’adesione e il contributo, anche se piccolo, di ognuno.

Quelli che se ne intendono lo chiamano un processo “bottom up”. Io preferisco dire una “spinta dal basso”.

E mi piace aggiungere una riflessione. Chi ha detto che le due cose non possano convivere? Anzi, dico di più: devono convivere.

Ma perché questo succeda si devono verificare alcune cose.

Tutti, grandi e piccoli, dobbiamo essere opportunamente informati.

Tutti dobbiamo crederci, essere convinti.

Tutti dobbiamo agire. E possibilmente all’unisono, su direttrici concordate.

Per concludere.

Per continuare a essere un inguaribile ottimista, credo che la vita ci abbia offerto una “opportunità”. Siamo stati messi di fronte a una situazione nella quale, adesso, abbiamo veramente modo di dimostrare che, tutti insieme, grandi e piccoli, possiamo influire sul nostro destino.

Erano anni che gli scienziati ci dicevano che non potevamo ignorare la presenza, latente, dei virus in natura. Li abbiamo ignorati e stiamo vedendo cosa è successo.

Sono anni che gli studiosi ci dicono che non possiamo continuare a trattare così questa nostra Terra. Forse non li stiamo ignorando ma certo non è che ci sbracciamo per risolvere il problema. Non voglio fare quello del malaugurio. Facciamo pure tutti gli scongiuri che ci sono permessi. Ma pensiamoci. Tutti insieme.

Una volta possiamo sbagliare. Ma, ve lo dico in latino, «errare humanum est, perseverare autem diabolicum».

di Ugo Canonici

(da CSRoggi Magazine, anno 5, n.2/3, Maggio/Giugno 2020, pag. 58)

 

 

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