Bolle di poesia

L’uomo della strada

 

 

 

Quando ero ragazzo, a scuola, mi facevano imparare a memoria un sacco di cose. Soprattutto poesie.
Adesso mi capita che, ogni tanto, mi sgorghi dal cervello una sorta di bolla con dentro alcuni versi.
Oggi ad esempio è stato il turno di Alessandro Manzoni con “Il 5 maggio”.

 

Ei fu. Siccome immobile,

dato il mortal sospiro,

stette la spoglia immemore

orba di tanto spiro,

così percossa, attonita

la terra al nunzio sta,”

 

in particolare nei versi:

 

di mille voci al sonito

mista la sua non ha”.

 

Perché vi dico questo ?
Perché mi sono riproposto di non parlare oggi, momento in cui tutti non fanno altro che parlare di questo, del Corona Virus.

E non ne voglio parlare per non unire la mia voce (di persona assolutamente impreparata a trattare l’argomento) al sonito delle mille voci (che spesso sono altrettanto assolutamente impreparate ma nascono dall’irrefrenabile impulso di entrare nel coro).

Sì, ne potrei parlare nell’ottica della sostenibilità. Ma non mi sembra questo il momento di incrementare il frastuono.

E allora, per dirla ancora una volta con una bolla che sgorga dal mio cervello, scomodo il sommo poeta Dante e ribadisco “parola non ci appulcro”.

Ugo Canonici

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