Bilancio sociale, le prossime tappe per il Terzo Settore

Con il decreto del 4 luglio scorso, adottato dal Ministero delle Politiche sociali e del lavoro e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale il 9 di agosto, un ulteriore elemento va a comporre la complessa attuazione della Riforma del Terzo settore: risultano infatti finalmente entrate in vigore le Linee guida per la redazione del bilancio sociale degli enti del Terzo settore. Si tratta di un atto importante che riguarda tanto le Imprese sociali disciplinate dal d.lgs. 112/17, che hanno nella loro totalità l’obbligo di adottare il bilancio sociale, quanto gli altri Enti del Terzo settore di cui al d.lgs 117/17, come le associazioni e le fondazioni che acquisiscono la qualifica di associazione di volontariato 0 di promozione sociale 0 di generico Ente di Terzo settore. Nel caso di tali Associazioni o Fondazioni, disciplinate dal decreto 117, l’obbligo legale di adottare il bilancio sociale scatta solo nel caso in cui vi siano ricavi, rendite, proventi (o entrate comunque denominate) superiori a 1 milione di euro.

Per le imprese sociali la Riforma stabilisce il deposito presso il registro delle imprese del proprio bilancio sociale; per gli altri Enti del Terzo settore è invece previsto che il deposito debba avvenire presso il registro unico nazionale del Terzo settore. Tutti i destinatari di questa nuova normativa sono anche tenuti a pubblicare il bilancio sociale nel proprio sito internet. È importante sottolineare che le disposizioni del decreto si applicano a partire dalla redazione del bilancio sociale relativo al primo esercizio successivo a quello in corso alla data della pubblicazione del decreto (9 agosto 2019), ossia dall’esercizio relativo al 2020; quindi il primo termine al quale la norma chiama il mondo del Terzo settore per redigere il bilancio sociale è il 30 giugno 2021. Per gli enti iscritti al registro unico del Terzo settore è infatti fissato il termine del 30 giugno di ogni anno con riferimento all’esercizio precedente per deposito del bilancio sociale regolarmente approvato. Termine esteso anche alle imprese sociali, in assenza di specifica disposizione.

Ma che cosa è il Bilancio sociale? Le Linee guida lo definiscono come lo strumento di rendicontazione delle responsabilità, dei comportamenti e dei risultati sociali, ambientali ed economici delle attività svolte da un’organizzazione. Ciò al fine di offrire un’informativa strutturata e puntuale a tutti i soggetti interessati non ottenibile a mezzo della sola informazione economica contenuta nel bilancio di esercizio. Un modello di rendicontazione cosi inteso fa riferimento al concetto anglosassone di accountability, che ricomprende i criteri di responsabilità, trasparenza e compliance: declinati nel loro complesso come accesso alle informazioni concernenti ogni aspetto dell’organizzazione, fra cui gli indicatori gestionali e la predisposizione del bilancio e di strumenti di comunicazione volti a rendere visibili decisioni, attività e risultati, come garanzia della legittimità dell’azione dell’ente nonché come adeguamento dell’azione agli standard stabiliti da leggi, regolamenti, linee guida etiche o codici di condotta. È pertanto evidente che la finalità del bilancio sociale sia quello di comunicare, da parte dell’ente che lo adotta, sia al proprio interno che all’esterno, informazioni ulteriori rispetto a quelle meramente economiche e finanziarie: portando a conoscenza del valore generato dall’organizzazione ed all’effettuare comparazioni nel tempo dei risultati conseguiti.

Su questi presupposti, il proposito del bilancio sociale è molteplice e abbraccia diversi obiettivi: aprire un processo interattivo di comunicazione sociale e favorire processi partecipativi interni ed esterni all’organizzazione; fornire informazioni utili sulla qualità delle attività dell’ente per ampliare e migliorare le conoscenze e le possibilità di valutazione e di scelta degli stakeholders; dare conto dell’identità e del sistema di valori di riferimento assunti dall’ente e della loro declinazione nelle scelte strategiche, nei comportamenti gestionali, nei loro risultati ed effetti; esporre gli obiettivi di miglioramento che l’ente si impegna a perseguire; fornire indicazioni sulle interazioni tra l’ente e l’ambiente nel quale esso opera; rappresentare il valore aggiunto creato nell’esercizio e la sua ripartizione.

Per redigere il bilancio sociale gli enti devono attenersi ad alcuni principi ineludibili, quali quelli di rilevanza, completezza, trasparenza, competenza di periodo, comparabilità, chiarezza, veridicità e verificabilità, attendibilità ed autonomia delle terze parti. Indicazioni precise sono poi dettate dal decreto in relazione alla struttura e il contenuto del bilancio sociale, facendo riferimento a numerose voci, riconducili e sintetizzabili alle seguenti categorie: metodologia adottata per la redazione del bilancio sociale ed eventuali standard di rendicontazione utilizzati; informazioni generali sull’ente; struttura, governo e amministrazione; persone che operano per l’ente; obiettivi ed attività, situazione economico-finanziaria.

di Luca Degani
Avvocato, membro del Consiglio del Terzo settore

(da BuoneNotizie – L’impresa del bene – Corriere della Sera del 10 settembre 2019)

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