Da isola di pescatori a capitale dell’arte vetraia. Così Murano, grazie a un decreto della Serenissima Repubblica del 1295, che ordinava il trasferimento delle fornaci da Venezia per evitare il ripetersi di incendi delle costruzioni, diventa “l’isola del vetro”. A preservare l’opera artistica degli artigiani ha contribuito nel 1271 lo statuto Capitolare di Venezia, che proibiva l’importazione di vetri esteri e negava agli artigiani stranieri la possibilità di lavorare a Venezia. Lo spostamento e la concentrazione delle botteghe vetraie a Murano, permetteva anche al Doge di tenere sotto controllo (e al sicuro) i segreti del mestiere. Nello stesso anno l’azienda Barovier&Toso apre la sua fornace. Sono passati sette secoli e B&T, la più antica vetreria del mondo, è ancora lì a Murano a lavorare il vetro, ancora oggi tutto a mano per realizzare lampadari artistici. Fino a diventare leader nel settore dell’illuminazione decorativa in vetro e punto di riferimento per gli operatori del settore.

La strategia per restare sul mercato e continuare a crescere? «La credibilità – risponde Diego Martinez Dubosc, Direttore Generale e Business Development & Board Member -. Non ci sono aziende con una storia così lunga rimaste sempre nella stessa famiglia. Anche se nel 2015 le quote societarie della Barovier sono state cedute alla famiglia Invernizzi». La continua ricerca è la filosofia della centenaria azienda dell’isola di Murano, basti pensare che l’invenzione del cristallo è stata di Angelo Barovier. Nel 1450 Il maestro aveva inventato una formula rivoluzionaria per ottenere una tipologia di vetro totalmente trasparente e cristallino: il “Cristallo Veneziano” rimasta una ricetta esclusiva dell’azienda e vincolata con un decreto della Repubblica di Venezia nel 1455. E quindi investendo costantemente per innovare le tecnologie e le competenze professionali, la Barovier mantiene il forte senso di appartenenza, l’inclusività e i valori culturali veneziani.

«Il nostro laboratorio di Ricerca & Sviluppo, per cui investiamo il 15% dei ricavi, lavora costantemente, lavora costantemente per trovare nuovi materiali, nuove combinazioni di colori che si adattano ai gusti contemporanei. Cambiano anche le tecnologie da applicare ai prodotti, come per esempio le fonti Led delle lampade e gli stampi che, dai tradizionali in legno, ora sono realizzati con la stampa 3D per ottenere in vetro più complesse -, racconta Dubosc -. Inoltre, già da tempo non usiamo più il piombo e l’arsenico negli impasti». Le fornaci lavorano 365 giorni all’anno h 24, i forni non vengono mai spenti, come affrontate il rincaro del gas? «Per i primi mesi dell’anno la Regione Veneto verrà incontro alle aziende storiche con dei contributi, poi si vedrà». L’approccio al digitale è l’ultimo tassello che l’azienda ha messo in campo in collaborazione con l’agenzia di Palermo IM*MEDIA, «perché cambiano anche la comunicazione e le strategie commerciali e con il nostro nuovo sito vogliamo tenere il passo con il futuro».

di Elena Papa

(da corriere.it del 7 gennaio 2022)


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