Il bene produce utili

L’uomo della strada

 

 

Il bene produce utili. Detto così è brutto. Si rischia di svilire ogni buona azione. “Faccio lo ‘splendido’ perché mi conviene”. Addio a tutta la cultura dell’etica. A tutte le cose che ci hanno insegnato da piccoli (e che forse lungo la strada stiamo dimenticando).

Ma se queste osservazioni e questi timori possono aver senso nel campo del singolo, del personale, devono essere viste in un’altra luce quando si parla di aziende.

Finalmente si sta cominciando a capire che fare profitto per una “impresa profit”, è  giusto e doveroso. E’ scritto nella parola stessa. E quindi gli investimenti vanno fatti in ciò che provoca utili.

Una indagine condotta recentemente in Italia su circa 500 imprese con una ottantina di dipendenti, ci fa sapere che questa tipologia di aziende ha investito qualcosa più di un miliardo e mezzo in iniziative che hanno a che fare con la responsabilità sociale. Rispetto ad una analoga indagine condotta due anni prima si è riscontrato un aumento del 25 per cento. Mentre spingendo l’osservazione  ad una quindicina di anni fa (quando è stata fatta la prima ricerca di questo tipo) rispetto ad allora oggi i fondi investiti in CSR sono quasi raddoppiati.

Certo questo andamento potrà essere legato a come si sono sviluppati gli affari. Ma sicuramente c’è stato anche un cambiamento di mentalità. Nei tempi addietro era velleitario pensare che le scelte di consumo potessero essere orientate anche da valutazioni di tipo etico. Oggi non più.

Aggiungiamo anche un dato che proviene da un’altra indagine:  è stato valutato che le aziende che hanno fatto investimenti in CSR hanno potuto misurare un delta positivo del 40 per cento rispetto ai costi sostenuti.

E, sono certo che l’etica pura non se ne avrà a male, se l’impresa compie un gesto utile che produce anche utile (scusate il gioco di parole).

 

di Ugo Canonici

(foto: mylifecity.com)

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