La crisi dei valori ostacolo alla Sostenibilità

 

Leggendo i giornali o guardando alla TV le dichiarazioni di molti uomini politici e opinionisti, in questo periodo, si insiste sull’Unione Europea: uno strumento politico che indica la volontà dei popoli aderenti di non farsi più guerra (ricordiamo le millenarie guerre europee e non dimentichiamo oggi la Crimea e i Balcani…), di concepire il vivere comune, con regole comuni.
Un segno del desiderio di vera convivenza.

Il trattato di Schengen è stata una conclusione di una ispirazione: passare da un paese all’altro liberamente, come opportunità di sperimentare l’unità dei popoli culturale, sociale ed umana.

Quando i valori, gli ideali prevalgono si fa sempre un passo avanti. Si fa del bene. Si costruisce.

Da un po’ di anni, in modo progressivo, si è affacciata anche l’economia sostenibile, come risultato di una sforzo comune di crescere e rimediare a tanti errori del passato.

La povertà, lo spreco, la tutela dell’ambiente, il risparmio energetico, il riciclo dei rifiuti, una finanza non solo in mano a pochi, la stessa Agenda 2030 posta dalle Nazioni Unite rappresentano una serie di compiti che bisogna attivare per vivere meglio e bene.

Accade però che il particolarismo, il facile ragionamento dettato dalla analisi della realtà attuale ha iniziato a instillare disvalori, cioè a produrre un vuoto culturale cui cedere.  Soluzioni dichiarate facili e immediate si rivelano difficili e inducono all’incertezza, creano drammi umani terribili, introducono sempre più elementi di instabilità.

Senza un ideale di grande visione si vede l’impoverimento culturale e l’affermarsi della facile e banale conclusione di un ragionamento sempre parziale.

Sono tanti i “me ne frego!” che si sentono ripetere!

Sul tema migranti ad esempio tra i ‘me ne frego ’ e il ‘vediamo che fare ‘ ormai è stato scavato un fossato che qualifica coloro che l’anno costruito.

(Vale la pena leggere l’articolo di Galli della Loggia, sul Corriere della Sera de 8 Luglio, “AI GIOVANI DI OGGI (E DOMANI) – Le Culture Storiche del nostro Progetto Democratico non esistono più. Quelle che ne hanno preso il posto sono improvvisazioni destinate a dissolversi).

Il pensiero corre all’Africa, alla sua ricchezza umana, ai drammi ereditati, alla povertà endemica, alle fughe dai conflitti, alla ricerca di stabilità (ricordiamo che la migrazione non è frutto della attualità, ma da sempre i popoli si sono mossi alla ricerca di stabilità!) ecco una questione aperta.

Molti africani se ne vogliono andare via, perché stupirsi? Tante potenze li hanno schiavizzati, depredati, e hanno vissuto con governanti despoti. Sono una umanità ricca di valori che l’occidente stenta a riconoscere.

Quello che è stato fatto in Occidente, e non solo, per dare casa e sostegno a queste esigenze umane è stata una truffa sociale: una accoglienza alla apparenza reale, di fatto non dignitosa: campi profughi come lager, separazione, privazione della libertà, mai un lavoro dignitoso, mai vita sociale possibile.

La divisione, la diaspora, la contrapposizione, la diffidenza sono state una conseguenza.

Oggi è diventato il pensiero comune, la paura sociale,” il basta non ne possiamo più”, alimentato da un profondo solco sociale.
Due non speranze che si sono incontrate: quelle dei migranti e quella di coloro che avrebbero dovuto fare accoglienza e che non ne vogliono sentir parlare!

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Bruno Calchera
Direttore Responsabile CSRoggi

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